Darwin catalog

La vita segreta di Charles Darwin ovvero La vita è un evoluzione meravigliosa.


Strana storia quella di Charles Robert Darwin, il celebre naturalista, geologo e agronomo inglese, che formulò a metà dell’800 assieme ad Alfred Russel Wallace, la teoria dell'evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale di mutazioni casuali congenite ereditarie (origine delle specie), e per aver teorizzato che tutti i primati, tra cui anche l’uomo, hanno un’origine comune. Quello che un artista come Robert ( un nome che ritorna) Carroll ha scelto come simbolo della razionalità, dello scienziato che tutto spiega e riduce a ragionamento, in effetti non ha avuto un percorso di studi lineare e nemmeno tanto interessato ai profitti scolastici. Il padre cercò perfino di farlo diventare prete, nel timore che finisse per diventare un buono a nulla e in famiglia tutti cercarono di dargli una mano per cercare di capire cosa volesse combinare da grande. Certo è che la teoria che porta il suo nome è stata uno dei colpi più poderosi alle idee bislacche quanto originali della Chiesa cattolica a proposito della creazione dell’uomo e della nostra comune discendenza da Adamo ed Eva che ci rende tutti parenti e dell’ età del mondo che non era così giovane come si poteva credere a leggere la Bibbia.
Carroll in 38 lavori, tutti acrilici su tavola, lo ha fatto diventare protagonista d una storia irripetibile al limite dell’impossibile. Darwin, lo scienziato che a bordo del brigantino HMS Beagle , il nome deriva incredibilmente proprio dalla razza canina, percorse i mari del Sud e le Isole Galápagos, diventa una sorta di testimone del tempo trascorso, un viaggiatore della storia del Mondo. L’artista lo fa girare in tondo, come in un grande panorama ottocentesco, in scenari in cui la natura è magnifica e sontuosa, straordinaria e, spesso, protagonista assoluta. Il tutto ruota in un grande gioco intellettuale e visivo in cui la realtà storica si mescola con la fantasia. Robert Carroll esprime in modo completo ma non esaustivo, il suo mondo interiore che è direttamente a contatto con la favola, con il credere sempre che l’istante successivo sia più interessante di quello passato. La figura di Darwin diventa il catalizzatore per situazioni meravigliose, ma soprattutto è l’occasione per ripercorrere una sorta di storia dell’umanità e di alcuni sui luoghi d’osservazione privilegiati.
La cultura di Carroll viene fuori perfettamente perché il naturalista inglese, eternamente vecchio e con la barba secondo la sua immagine più nota, è osservatore spazio-temporale privilegiato di fenomeni che sono accaduti nel corso dei millenni. La palude primordiale per esempio, acquitrino da cui le specie animali sono venute fuori dall’ambiente acquatico per affrontare la vita sua Terra, ma anche l’Eden, che è pur sempre un giardino piuttosto famoso. L’artista mette in simbiosi, con una pittura liquida e trasparente dai colori bellissimi e squillanti, l’umanità con la natura, in un lungo racconto affascinante e talvolta ironico. Non a caso lo fa incontrare con Dante, non solo per un omaggio alla Toscana che è la terra in cui Carroll vive da oltre 30 anni, ma perché anche Dante è stato un viaggiatore che ha attraversato il cielo e la terra. Darwin è un pacemaker, ha aperto il cammino ad una visione dell’umanità che tale resterà per sempre.
Inoltre altri incontri ci fanno comprendere come l’artista ha inteso elaborare un grande affresco dell’umanità in piccoli ma intensissimi quadri. L’incontro con il Piccolo Bhudda o con i nativi americani a Wounded Knee o la corsa dei tori sul Nilo, sono momenti di una geografia della storia che unifica le razze così come lo scienziato britannico unificò il mondo degli uomini con quello degli animali sotto il segno della vita. Se le teorie creazioniste hanno cercato di privilegiare l’uomo nella scala biologica attribuendogli con una discendenza divina ( a volte ingombrante), Charles Robert Darwin ha trovato le leggi della differenza tra le specie , ma sotto l’ unità dell’origine. E non è detto che il rigore della scienza sia un deterrente per la fantasia. Tutt’altro. Anzi nel quadro “Darwin investiga” Carroll lo rende in verità molto simile ad uno Sherlock Holmes, ma forse c’è un trabocchetto visivo perché la lente d’ingrandimento, strumento necessario a tutte le investigazioni, ingrandisce l’occhio facendolo sembrare molto simile al simbolo di Dio. Manca solo il triangolo.
In generale da questa serie di lavori così rigorosa e compatta, così splendidamente narrativa, sembra che l’artista suggerisca una sua visione delle cose. Se bisogna cercare il soprannaturale tanto vale cercarlo nella natura, nella sua bellezza, nella sua felicità, nella sua speranza di eterna rinascita. In fondo gli individui passano, restano le idee, ma la vita dei singoli termina, mentre quella delle specie si trasforma, si evolve, appunto, e continua a sopravvivere ad ogni ulteriore passaggio.
La natura è superba in questi lavori che fanno sentire la sua forza, la sua indole visionaria nell’accostare animali e piante diverse, persone immerse in un ambiente avvolgente e accogliente. La diversità è nel mondo e vivere è un viaggio straordinario proprio per questo. La morte va ingannata. Come diceva Montaigne “Spero che la morte mi colga mentre coltivo il mio campo di cavoli: indifferente a l’una e agli altri”. E c’è un quadro dal titolo “Darwin fa volare un aquilone nel mio campo di cavoli”, quindi anche l’artista ha il suo orticello in cui sa accogliere dei visitatori non comuni. In un'altra opera è lo stesso Darwin che si è fatto il suo campo di cavoli e non vede l’ora di mettersi a coltivarlo. Quindi lo scienziato non smette mai d’imparare, perfino da un artista. Un atteggiamento aperto perché abbiamo sempre qualcosa da apprendere dagli altri, anche se difficilmente riusciamo a riconoscerlo.
La pittura molto fluida dà un senso di forte continuità a tutte le singole opere: del resto l’elemento dominante è l’acqua, e non poteva essere diversamente. Un solo accenno alle scimmie nel lavoro chiamato “ La scimmia insegna a D. a diventare astronauta”, e in questo caso l’ironia dell’inversione dei ruoli è evidente. Una piccola vendetta della nostra progenitrice? Può darsi, visto che certamente prima di mandare un uomo nello spazio furono sacrificati vari animali tra cui molte scimmie, data la parentela. Ma probabilmente al di là di questo ritorna questo senso panteista per cui tutto si tiene, non vi sono gerarchie, gli uomini vivono il proprio ruolo con la Natura e non contro di essa.
Robert Carroll ha saputo inventare un racconto magnifico e poeticamente affascinante con una pittura cristallina e un uso del colore intenso ma senza eccessi. La tecnica è perfetta e l’artista americano ha saputo trovare uno strumento non solo per esprimersi al meglio come pittore, ma anche per restituire parzialmente il suo mondo di letture, di libri accarezzati e mai consumati del tutto. Gli stessi riferimenti reali alla storia di Darwin e alle sue coperte, come gli studi sulla tartarughe, diventano episodi d una storia in cui è l’umanità la protagonista. Se Dante scelse Virgilio per avvicinare il Cielo alla Terra, Carroll ha preferito Darwin, simbolo della scienza e di tutto quello che è stato la tecnica, per rileggere la storia del Mondo in 38 quadri. Lo ha saputo fare con leggerezza e anche ironia, ma con tanta arte e cultura. Per questo anche i bambini potrebbero guardare questo ciclo per saperne di più su quanto stanno imparando a scuola e magari non sono ancora riusciti a far diventare un’immagine che gli appartenga interamente. Attraverso l’arte imparerebbero a riflettere sul tempo e sull’uomo, cosa che non si fa mai abbastanza distratti dalle pre/occupazioni del presente.

Valerio Dehò
DIPINGERE LE EMOZIONI
Quel muoversi tra conoscenza e intuizione

Nel momento in cui Robert Willard Mc Intyre Carroll ci parlava di circa sessanta dipinti aventi come titolo complessivo “The Aventures of Charles Darwin” e come soggetto il naturalista inglese, sollecitando una nostra possibile lettura critica degli stessi, ci è tornato alla mente quanto oggetto di un’altra occasione di dialogo -e di visione- incentrata tutta su “Frater Franciscus”. Non fosse altro che per rammentare quel logico riferimento naturale a Fratello Sole, Sorella Luna e Sorella Acqua, e quindi indurre una più ampia attenzione su una sorta di francescana fratellanza che, per quanto ci riguarda, rimanda al percorso scientifico dell’analisi e della sintesi. Spingendoci, poi, verso nuovi interrogativi che vanno ben oltre ogni tangibile materialità, situandosi essi all’interno del pensiero e quindi nel territorio dell’anima.
Riflettendo sulle interazioni tra emozione e ragione, e su quanto sulle stesse si è detto, partendo da Aristotele che, definendo la prima “ciò che produce nella condizione dell’individuo una trasformazione tale che il suo giudizio ne viene influenzato”, evidenziava la sua subalternità nei confronti della seconda. Situazione questa accentuatasi con lo stoicismo per il quale le emozioni erano “errori concettuali”, e quindi ribaltata ad opera dello scettico David Hume che nel suo “Trattato sulla natura umana” affermava come la ragione dovesse essere schiava delle passioni, obbedendo ad esse. Idea questa ripresa, pur secondo articolazioni differenti da Herbert Simon e da Frederic Nietzsche, rammentando altresì come quest’ultimo escludesse che scienza e fede potessero fronteggiarsi come nemiche, e –infine- la complementarietà tra le due discipline confermata da scienziati quali Plance e Pnzias.
Dandoci una sorta di spiegazione, al tempo stesso logica ed emozionale, di quell’immediato ed istintivo riandare da Darwin a San Francesco e viceversa, reso ancora più chiaro dallo stesso Carroll nel momento in cui afferma: “Quando penso a Francesco d’Assisi vedo in lui la capacità di sublimare un’intuizione terrestre con enorme semplicità e chiarezza, tanto da creare uno spartiacque tra la conoscenza umana prima di lui e dopo di lui. Questo comprende anche il dono della poesia”, per poi continuare subito dopo: “Avendo concluso la mia ricerca su San Francesco, volevo trovare un personaggio storicamente successivo che, in qualche modo, potesse avere un’affinità di concetti con Francesco, e mi è venuto in mente che questo potesse essere proprio Darwin, con le riflessioni nei suoi viaggi. Secondo me, ci sono affinità tra questi due esseri umani. La ricerca della conoscenza dell’uno, somiglia all’intuizione divina dell’altro”.
Recuperando, in tal modo, un altro concetto, quello del viaggio da intendersi non soltanto come metafora della vita (quante citazioni potrebbero farsi, avendo il grand tour settecentesco quale linea di confine tra l’ulisse omerico e quello joyciano, ed oltre) ma anche quale prova e tensione di conoscenza e ricerca di una dimensione interiore ed inconscia, e rammentando altresì come il vero significato del viaggio sia nel suo percorso e nella rivelazione finale: chiarificatrice e misteriosa al tempo medesimo.
Ma è proprio nel ritornare alla complessità delle figure di Darwin e di San Francesco e a quelle “vicinanze” esistenti –e percepite- tra i temi francescani e il pensiero e la scienza moderna e contemporanea, e nel constatare il permanere di quello ci piace definire “lo stupore della ragione”, che, alla fine, si comprende il perché un artista come Carroll abbia voluto dedicar loro due esaustivi ed articolati cicli pittorici, conferendo alle immagini (e alle emozioni indotte) la capacità di accrescere la forza delle idee. E questo ben oltre le infinite dispute sulla conciliabilità tra scienza e fede (lo spiegare -della scienza- i processi naturali con leggi naturali, il trattare -della fede- del significato della vita e del nostro rapporto con Dio), ovviamente rafforzate dalla teoria di Darwin e dal suo completare la rivoluzione newtoniana. Passando dall’affermazione che la scienza non ha nulla da dire sulla creazione del mondo alla realtà, intesa come frutto di una “creatio continua” da parte dei teologi.
L’attenzione dell’artista per Charles Robert Darwin si manifesta, allora, sul terreno della natura e dell’uomo, e parte, a nostro avviso, già da quei cinque anni di viaggi, reali e tangibili, intorno al mondo del giovane scienziato di Shrewsbury sulla Beagle (il trealberi della marina inglese al comando del capitano Robert Fitzroy) che preludono al successivo viaggio mentale di rielaborazione dei dati raccolti, che gli consentirà di scrivere nel suo diario: “Ho trovato la chiave: è nella selezione naturale”, fondamento per stilare una sorta di un infinito regesto di specie, di tipi e di soggetti naturali.
E accade che Carroll, personaggio spesso border line con quel suo muoversi tra la pittura e la scienza, la poesia ed il pensiero, inventi una sequenza di immagini che oseremmo definire fluide, consentendo a quanto rappresentato: animali, piante, luce, acqua, aria, terra, di dar vita ad un vero e proprio “percorso visuale” che si articola in tre settori: scientifico, esoterico e avventuroso, e che per il tramite dei colori, e perché no di una dilatazione sensoriale che si sviluppa a dismisura, giunge fino all’anima.
In una sorta di soluzione al limite della figura, il pittore elabora weltanschauung perfino impossibili che, nella vivacità di un cromatismo assolutamente personale, fanno emergere il mistero all’origine del viaggio (quello che lega la scienza alla fede) attraverso immagini ricche di segni e di cromatismi, di riconoscibilità e di allusioni: rappresentazioni, esse stesse, di quelle che Carroll ama definire “situazioni incongrue, enigmatiche e inaspettate”. Nel segno e nell’immagine di Darwin, protetto dall’ironia -albionica modalità di difesa e di distanza dalle problematicità del vivere- della sua lattiginosa barba dall’aggressione della realtà circostante, il pittore si muove ancora una volta tra realismo e fantasia, riproponendoci quella sua narrazione favolistica strutturata tra conoscenza e ignoto, tra autonomie e interferenze, tra concretezza e creatività, tra sentimento ed ebbrezza, tra intrecci e sovrapposizioni, dando corpo alle emozioni nel rincorrersi di vivaci cromatismi, di segnali, di cromìe e di figurazioni nel tentativo –riuscito come non mai, anche in questo caso- di far emergere il mistero legato alla scienza e alla fede.
E tra emozione e passione, le opere raffigurano significati palesi ed estensioni nascoste, superando il limite del tema, grazie ad una struttura discorsiva e ad un susseguirsi di figure retoriche che mettono insieme Mendel e Newton, Keplero e il Giardino dell’Eden, oltre che scorpioni e sargassi, selve, foreste, venti, falconi, la mitica Susanna e tant’altro.
Nella lettura del ciclo di opere, poi, è lo stesso Carroll a venirci in aiuto nel momento in cui afferma: “l’impegno dell’artista, nell’attuale periodo, sia quello di rendere con una sintesi poetica gli impulsi che arrivano dal mondo esterno”, superando la pressoché ovvia ed odierna confusione messa in essere dall’aggressività dei mezzi di comunicazione. Ecco quindi la modalità per rileggere Darwin, tenendo poi bene a mente, come afferma San Tommaso, che le verità riconosciute dalla ragione si trovano all’interno di se stessa.
Questo ben oltre la riflessione galileiana tra aspetto sperimentale e aspetto teorico, e la formulazione di ogni possibile ipotesi, ricordando, altresì, quanto apparso sul numero di marzo di quest’anno del mensile“Jesus” per la firma di Carlo Cirotto, che, riferendosi a quei tredicimilioni di specie animali e vegetali tuttora presenti sul nostro pianeta, scrive: “”Animali, piante, luce, acqua formano un’unica opera di colori, di odori, di suoni che arriva direttamente all’anima dopo aver coinvolto tutti i sensi. Molteplicità e diversità: questo è l’aspetto della realtà che, con parola pregnante, è detta ‘biodiversità’ dagli studiosi della natura”.
Ed è all’ “unica opera … che arriva direttamente all’anima” che si rapporta Robert W. Carroll in questo suo recente ed importantissimo ciclo pittorico (il suo strutturarsi in tre settori: scientifico, esoterico, avventuroso), nella conferma di un interesse e di uno studio esercitati dall’artista in piena adesione e fedeltà a “quella sorta di visione originaria fondata sullo spirito e non certo sulla materia”, cui facevamo riferimento ne “I luoghi della pittura”, il testo scritto in occasione della mostra omaggio che il Premio Sulmona volle dedicargli nel duemilasei.
Facendoci comprendere come, grazie a quel suo esprimersi per simboli -per dirla con René Guénon- sia possibile, alla fine, dipingere perfino le cose che non possono essere dipinte. Ovvero, le emozioni.



Toti Carpentieri

Testo di Enzo Bogazzi

Robert Carroll

Affidando la narrazione delle tematiche trattate ad arditi accostamenti cromatici, a timbri tonali sostenuti, ad amalgami armoniosi e di effetto strabiliante, l’espressione artistica di Robert Carroll si avvale del ruolo fondamentale dell'elemento luminoso, che diviene presenza viva, attiva e palpitante, quasi autonoma, carica di un'inaudita energia positiva. In un linguaggio estremamente personale ed originale, chiaro, efficace e sicuro, il colore, steso in impalpabili e decise, pennellate, rivela una padronanza che va oltre, ed è superiore alla tecnica pittorica, in un rigore ed una lucidità che consentono di dare un'immediata configurazione alle proprie emozioni, quasi in un gesto istintivo, di autentica ispirazione artistica.

Le forme ed i cromatismi delle opere indicano chiaramente come venga sperimentata l'interna ed intera vitalità, riportando alla luce le infinite combinazioni che dal colore possono scaturire, affinché‚ dal fluire di impulsi luminosi, si articoli la coerente struttura cromatica in un definito e scorrevole ordine percettivo, che in tale prospettiva acquisisce i più profondi ed intensi significati.

Attento, puntuale e sensibile osservatore, Robert Carroll interpreta i significati e le vibrazioni vitali nelle loro valenze più sottili, in un composito linguaggio, ricco di intuizioni, dove l'oggettività sensibile si trasfonde in puro ed incisivo lirismo.

I fattori che agiscono sull'autentica espressione dell'Artista, fanno vibrare l'atmosfera in cui è avvolta la stilizzazione delle immagini, penetrando attraverso le linee grafiche, che si rifrangono in un gioco abilissimo e mobilissimo di raggi e di riflessi in un'espressione di passione, di tecnica e di cultura, di richiami alla coscienza di un modo autonomo di esprimersi, evidenziando un cromatismo impostato anche sulla ricerca dell'equilibrio tra spazio e immagine.
Catturare i ragionamenti, i sogni, le visioni, i pensieri e trasformarli in segni, cromatismi, e renderli quindi vivi, palpitanti, recepiti e compresi nelle diverse stilizzazioni e sfumature, rappresenta per Robert Carroll l’emozione suprema.

La compenetrazione di ritmo ed analisi, brillante e fluidificata nella sintesi pittorica, consente alla luce ed al colore di decantare tutta la loro energica dinamicità, rappresentando l'aspetto più originalmente creativo dell'espressione artistica, in cui l'immaginazione costruisce un orizzonte realizzato con parole senza eco.

Il mondo naturale e fantastico, soggetto prediletto delle realizzazioni di Robert Carroll, diviene così estrinsecazione dell'Io e concretizzazione di sentimenti, emozioni, stati d'animo. Diviene la compenetrazione e la perfetta fusione di due dimensioni distinte, quella materiale e quella spirituale, in quanto l'analisi che l'Artista fa di tutto ciò che è fenomenica espressione della realtà, non si limita alla configurazione fisica o al dettaglio puramente estetico, ma coglie, servendosi tuttavia di tali elementi espressivi intesi come manifestazione visiva di un substrato immateriale, il profondo contenuto in esso insito, la silenziosa e maestosa rivelazione di una straordinaria forza creatrice che anima ogni espressione del reale e che fa un eterno concerto di armonia, di vitalità e di altissima poesia.

Enzo Bogazzi

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